Houston, we got a problem.


Per carità. Mi dispiace. E’ sempre un’ artista che se ne va e non è bello. E’ un pezzettino in meno alla nostra cultura, come umanità.

E’ un pezzettino in più per la casa discografica che stanotte ha versato una lacrimuccia ed un ghigno per i futuri best of che potrà stampare. E vendere.

Sull’ onda della commozione globale, dopo (in ordine sparso) Amy Winehouse (5,287,581 like), Michael Jackson (45,227,279 like) e Steve Jobs (107,223 like) arriva Witney Houston (70,003 like). Ultima di una serie di celebrità decedute prematuramente ha scatenato il #IWillAlwaysLoveYou su twitter e la rincorsa al post lacrimoso su fb. Emozioni e business. Perchè che vi piaccia o no se ne farà di business su questo evento.

E tutti coloro che contribuiscono con contenuti user generated, ne faranno parte. Anzi, ne saranno gli artefici. I social media sono il termometro per ogni valutazione business oriented e non. Dagli investimenti in borsa, al sentiment e alle prospettive di vendita di album postumo.

Capisco chi si alteri vedendo reazioni dissonanti ad un evento triste. Ma la social sfera prevede che tutti si esprimano. Così chi fa business può decidere come fare.

 

 

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