The science of social timing


Da qualche mese è disponibile su slide share il Global Social Media Check up fatto da Burson Marsteller.

Fotografa la situazione 2011, rispetto al 2010, sull’ utilizzo dei social media da parte delle grandi aziende di tutto il mondo. E’ subito chiaro che la crescita mondiale, concentrata in Asia, è ben visibile anche su web. Sono proprio le compagnie asiatiche a registrare le crescite maggiori in numeri di pagine, fan, tweet, account youtbe e blog.

A ruota, chi più chi meno, seguono gli altri continenti. Le economie stagnanti, per esser buoni, degli altri paesi, si riflettono su un’attività di fatto immutata sui social media.

Nonostante le aziende sappiano che ormai devono integrare i social media nelle proprie strategie di comunicazione si sta avverando quello di cui già parlavo qui, cioè non vengono fatti ulteriori investimenti su web e mobile.

Tagli indiscriminati ai budget? Ritorno ai media tradizionali? Scarsa fiducia nel web? Non saprei dire quale possa essere la motivazione, ma di certo stanno rispettando i progetti presentati ad inizio anno.

Le piccole imprese, quelle italiane, che in questi giorni sudano freddo per il movimento istituzionale in materia di prelievo fiscale, probabilmente hanno disinvestito del tutto quel poco che avevano dedicato. Chi invece, giustamente, rimane a presidio dei social media per cogliere le opportunità che offre sembra sia spaesato e non abbia una strategia o un metodo preciso. Per cui vedo un sacco di colpi sparati nel nulla, su facebook soprattutto.

Non voglio entrare nel merito del prodotto o del messaggio che si vuole dare, ogni azienda dovrebbe aver chiaro tutto questo. Quello che manca è un chiaro riferimento sulle tempistiche con cui lanciare l’amo.

Un post nell’orario o nel giorno sbagliato non fa la differenza, ma la costante pubblicazione in orari o giorni poco “interessanti” rischia di far perdere forza al lavoro fatto. O renderlo inutile del tutto.

A questo proposito riporto una vecchia (avrà sei mesi) infografica di Kissmetrics dove si analizzano ed individuano i momenti migliori per postare, twittare, ecc.

Ne emerge che per facebook, ad esempio, il giorno con la percentuale maggiore di sharing è il sabato e che l’orario della pausa pranzo è quello più importante per catturare l’attenzione dei fan. Per cui le aziende dovrebbero postare i propri contenuti di sabato e nelle pause pranzo. Ad esempio. Lo fate già? O siete tra quelli che postano alle 7.00 di mattina, quando non c’è nessuno connesso e il vostro post si perde nel delirio delle bacheche super affollate.

Tutto questo vuol dire rivedere i propri schemi di comunicazione, le proprie abitudini e liberare la testa da false convizioni spesso date dalle opinioni di chi ci circonda, ma che non necessariamente rispecchia il nostro cliente.

Leggetela fino in fondo, come base di partenza, o ri-partenza è fondamentale. Ora che vanno ottimizzate tutte le risorse, più di prima, meglio non sprecare tempo inutilmente.

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4 pensieri su “The science of social timing

  1. Ciao Fede, bè il problema del timing diventerà sempre più pressante e complicato da gestire, mano a mano che gli iscritti ai social aumenteranno. Le timeline con i news feed potrebbero diventare ingestibili, a meno che le varie piattaforme non implementino migliori sistemi di filtraggio, comunque non così familiari per l’utente standard.

    Sarebbe interessante analizzare inoltre quale tipologia di messaggio l’utente è predisposto a recepire più favorevolmente relativamente a determinati archi temporali. Cioè, il tipo di contenuto che posto nelle pause pranzo potrebbe essere diverso da quello che propongo nel weekend. 😉

    Complimenti per il blog.

    Matteo

    1. Ciao Matteo, il problema è e sarà complesso, anche in futuro, malgrado gli strumenti (che sono certo) verranno messi a disposizione dalle varie piattaforme, si dovrà faticare per ottenere visibilità.

      In linea generale gli orari migliori sono la mattina (arrivo in ufficio), la pausa pranzo e la sera verso le 18.00. Il sabato, per alcuni, è il giorno con il miglior tasso di visualizzazione.

      Poi ognuno si deve fare i conti in casa propria e monitorare gli accessi e la fruizione dei contenuti per creare maggior engagement come giustamenti dici tu.
      Nell’articolo non l’ho scritto, ma l’ho ripostato oggi perchè, purtroppo, troppo spesso le aziende pensano che basti scrivere una cosa più volte e la gente magicamente atterrerà sulla pagina o sul sito.

      Federico

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